Continua con il canottaggio in una intervista a Guglielmo Cannone, la serie di riflessioni dei Dirigenti Sportivi Posillipini sui recenti Giochi Olimpici di Pechino. Seguiranno a breve gli altri sports che vedono impegnate le nostre sezioni.
Un argento che vale l'oro. una medaglia importante quella conquistata dal remo azzurro alle Olimpiadi di Pechino 2008. A fare un bilancio del canottaggio italiano post-giochi è il professor Guglielmo Cannone, consigliere rossoverde, nonché consigliere FIC.
Il risultato è venuto da una barca importante. Però poteva andare meglio?
«Poteva andare molto meglio. Abbiamo vinto una medaglia d’argento con il quattro di coppia, una barca storica tornata finalmente sul podio dopo l’oro di Sydney, ed un’altra l’abbiamo sfiorata col doppio pesi leggeri, il che ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Delusione anche nel vedere eliminate alcune barche che, con un pizzico di fortuna in più, avrebbero potuto sicuramente accedere alle finali. Questo, però, non intacca assolutamente il bilancio della nostra avventura olimpica che rimane positivo».
C'era un'altissima concorrenza. Che sapore ha questa vittoria?
«Essere vicecampioni olimpici in una edizione dei giochi nella quale hanno concorso ben venti Nazioni, non è affatto cosa di poco conto. Gran Bretagna e Australia hanno stravinto ma altre grandi potenze remiere hanno raccolto molto meno di quanto erano solite fare in precedenza. La Germania, ad esempio, ha vinto solo un bronzo più di noi ed ha visto clamorosamente eliminate le ammiraglie su cui aveva investito in atleti e mezzi; gli Stati Uniti hanno chiuso a quota tre, la Cina addirittura a due».
La compagine del remo azzurro in che condizioni è arrivata ai Giochi?
Ottime. Inoltre vantava un'eccellente preparazione; se certi risultati non sono stati all’altezza delle aspettative è da ricondursi non tanto a demeriti nostri quanto, piuttosto, alla qualità delle sfide; nella finale del quattro senza non figurava nessuno dei tre equipaggi - il nostro compreso - che si erano classificati ai primi tre posti dei Mondiali».
Nessuna crisi dunque del remo azzurro?
«No. Nessuna. Il canottaggio italiano trae forza dai suoi campioni che, sulla breccia da anni, continuano a vincere, e dai giovani che stanno emergendo, come dimostrano i risultati degli ultimi Mondiali juniores e under 23. Su di loro stiamo costruendo il futuro. Un futuro assolutamente radioso».
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