La storia di Diego Occhiuzzi dall'ingresso in sala scherma ad oggi.
Incontro Diego nella cucina di casa sua, sommerso da pile di abiti, tute e borse, intento ad ultimare i bagagli per l'imminente partenza per la gara di coppa del mondo di Madrid. Offrendomi una tazza di ottimo caffè mi dice con un gran sorriso: "Scusa se ti ricevo così, ma sono in clamoroso ritardo.... ho l'aereo all'una." Mi siedo al tavolo ed iniziamo a parlare. Cominciamo con la classica domanda sui suoi esordi. Allora Diego, raccontami perché hai cominciato a fare scherma? "Avevo sei anni e alla mia scuola vennero a fare una dimostrazione di scherma. In quella occasione ho conosciuto Claudio Ormanni, che è stato il mio primo maestro e che mi ha iniziato alla pratica del fioretto. Per me Claudio è stato una figura importantissima, una specie di vice-papà, visto che trascorrevo con lui cinque pomeriggi alla settimana e tutti i week-end di gara." Diventato più grande però hai cambiato arma, come mai? "E' stata una scelta quasi obbligata. Avevo diciassette anni e non avevo nessuno per allenarmi di fioretto mentre, invece, di sciabola avevo davanti a me campioni come Raffaello Caserta e Gigi Tarantino. E poi al Posillipo si allenavano anche altri ottimi sciabolatori come Marcello Caputo e Alessandro Cavaliere. Insomma avevo una sala forte in cui avrei avuto tutte le possibilità di crescere." E così hai cominciato a lavorare con il tuo attuale maestro, Leonardo Caserta... "Si. Con Leo facemmo un programma a lungo termine. Decidemmo di impostare il lavoro per riuscire ad emergere nell'ultimo anno under-20, e così è stato. Infatti quell'anno riuscii a salire più volte sul podio in coppa del mondo junior e alla fine arrivai terzo nella classifica generale. Questo mi ha proiettato nella nazionale maggiore l'anno dopo." Poi, verso la fine del 2001 è arrivato il CT francese Bauer e ti ha fatto andare ad allenare a Roma, insieme agli altri azzurri. "Infatti... ma quello è stato un periodo molto difficile per me perché, ad agosto del 2002, mi sono rotto il crociato e sono stato costretto a fermarmi per tutta la stagione. Ripresi a tirare l'anno dopo per le Universiadi del 2003." E' stato quello il momento più duro della tua carriera? "No, il momento più duro è stato verso maggio-giugno 2006, quando ho quasi pensato di mollare tutto. Ero esasperato dal rapporto difficile che avevo con il CT. Non mi dava la possibilità di fare gare di Coppa e questo, ovviamente, mi penalizzava. Poi c'è stata la svolta: Bauer è stato mandato via ed è stato nominato CT Andra Magro. Io ero a Formentera quando mi ha telefonato per dirmi che mi convocava ai collegiali estivi. Devo molto ad Andrea, mi ha saputo ridare gli stimoli, la fiducia e ,soprattutto, le opportunità. La stagione 2006/2007 è stata la prima in cui io ho fatto tutto il circuito di Coppa, questo mi ha dato sicurezza e, alla fine, i risultati sono arrivati." C'è stata una persona in particolare che, nel tuo percorso di atleta, ha rivestito un ruolo importante? "Sono tantissime le persone che mi sono state vicino ma in particolare ho sentito molto l'appoggio dei miei genitori e del mio maestro. Nei momenti difficili loro erano sempre lì, vicino a me e questo mi ha dato molto coraggio e la spinta a superarmi. E' anche vero però che ogni atleta deve saper trovare le risorse dentro di sé in ogni occasione, le motivazioni più grandi sono solo tue, personalissime." E nel mondo dello sport, chi è il tuo "mito"? "Quando ero piccolo ero pazzo per Maradona, andavo a vedere tutte le partite e mi esaltavano il suo talento e la sua fantasia. Oggi considero Valentino Rossi il numero uno degli sportivi." Quando non sei impegnato negli allenamenti o nelle gare cosa ti piace fare? "Mi piace moltissimo andare in moto e fare shopping selvaggio. Amo tantissimo i viaggi in mare e adoro Formentera. Vado lì ogni volta che posso. Anche se il tempo, in effetti, è poco. Il prossimo week-end libero lo avrò dopo le Olimpiadi." Ma torniamo alla scherma... La qualificazione olimpica è stata molto dura e la squadra maschile di sciabola l'ha ottenuta nell'ultima gara. Tu come hai vissuto questo periodo? "Ci ho perso cinque anni di vita...[sorride e sospira, passandosi una mano tra i capelli]. L'Olimpiade è sempre stata il mio obiettivo principale. Per una serie di coincidenze sfortunate la nostra squadra ha rischiato di non qualificarsi e sarebbe stato terribile perché siamo sicuramente una delle formazioni più competitive del mondo. Abbiamo anche vinto una medaglia al Mondiale, davvero non meritavamo di restare fuori!" E cos'è che alla fine ha prevalso e vi ha portato alla qualificazione? "Penso che sia stato determinante il fatto che siamo riusciti ad unirci e a superare i nostri problemi personali. Per qualificarci, nelle ultime due gare dovevamo classificarci come minimo secondi: questo non ci ha abbattuto ma, al contrario, ha fatto uscire il meglio di noi e ci ha fatto centrare i risultati di cui avevamo bisogno. Questo è stato uno dei periodi più emozionanti della mia carriera, perché ho visto un sogno diventare realtà. Siamo forti, a Pechino possiamo sicuramente fare bene" Il tempo è tiranno, le lancette dell'orologio girano, e l'orario previsto per volo per Madrid si avvicina sempre di più. Diego deve andare via, altrimenti perderà l'aereo. Ci salutiamo e ci scambiamo un affettuoso in bocca al lupo.
Irene di Transo
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